Le cliniche veterinarie sono un importante “strumento” dove operano veterinari qualificati e dove tanti amici animali trovano il necessario supporto professionale per superare problematiche e patologie di qualsiasi genere. Una clinica veterinaria può essere pubblica o privata e per poter operare deve soddisfare alcuni requisiti fondamentali. Scopriamo come aprire una clinica veterinaria in Italia nel settore privato e quali sono i vari step da intraprendere. 

Che cos’è una clinica veterinaria

Una clinica privata è un luogo nel quale il veterinario opera dando supporto medico e scientifico ad animali e garantisce la degenza qualora ce ne fosse bisogno. Questo significa che occorre fare molta attenzione nella scelta della struttura che dovrà essere utilizzata per fungere da clinica veterinaria. Detto questo, è necessario anche sapere che ci sono una serie di esigenze burocratiche che devono essere soddisfatte e che richiedono una certa competenza.

I requisiti di una clinica veterinaria

Per aprire una clinica veterinaria privata bisogna soddisfare essenzialmente due tipologie di requisiti: soggettivi e oggettivi. I requisiti soggettivi fanno riferimento al soggetto che sarà il titolare della clinica veterinaria il quale deve soddisfare sia dei requisiti di natura professionale che morale. Ovviamente, da un punto di vista professionale il veterinario deve essere qualificato per poter svolgere quest’attività.

Per quanto riguarda i requisiti morali, essi fanno riferimento ad una specifica disciplina emanata in ambito Antimafia attraverso il decreto legislativo n.159 del 6 settembre 2011. I requisiti oggettivi, invece, fanno riferimento alla struttura e al luogo fisico all’interno del quale verrà esercitata la professione di veterinario.

Questo luogo deve essere in grado di permettere un supporto sia sanitario che assistenziale per cui deve essere opportunamente attrezzato, deve disporre delle dimensioni necessarie per consentire anche dei trattamenti di lungo periodo con tanto di degenza. In aggiunta, la struttura deve essere anche in grado di soddisfare quelle che sono le normative attualmente vigenti per quanto concerne l’igiene allo scopo di tutelare la salute degli animali trattati all’interno della struttura e di chi vi opera.

Qualora questi requisiti dovessero essere soddisfatti, si potrà procedere con l’avvio dell’esercizio dell’attività, ottenendo e richiedendo autorizzazione specifica del Servizio Veterinario di Sanità Animale territorialmente competente. Da sottolineare che questo permesso deve essere ottenuto prima dell’avvio della clinica veterinaria e va rinnovato ogni cinque anni dopo un attento controllo da parte degli organi preposti.

L’iter procedurale

Considerando i requisiti soggettivi e oggettivi che le attuali normative richiedono e che abbiamo riassunto nel precedente paragrafo, è opportuno, prima di avviare il progetto, scegliere adeguatamente i locali sia in termini di stato di conservazione, sia per quanto riguarda le dimensioni. Fatto questo si può procedere con un iter procedurale ben definito. Il primo passo in tal senso è quello di presentare una richiesta di apertura della nuova attività presso lo sportello unico delle attività produttive, conosciuto in gergo con l’acronimo di SUAP.

Si tratta di un servizio che può essere gestito anche direttamente dal sito del comune di residenza o presso l’ufficio comunale preposto. Il SUAP, dopo aver ricevuto la richiesta di avvio dell’attività, dovrà fare in modo da fungere da tramite per far pervenire le documentazioni richieste verso l’ufficio che ha la competenza per rilasciare l’atto.

Solitamente il provvedimento finale, con il quale si valuta la richiesta di apertura dell’attività, viene emanato entro i 30 giorni dalla data di presentazione al SUAP. All’interno della documentazione presentata al SUAP ci sono sia i certificati e le domande relative all’immobile, sia quelle per ottenere l’autorizzazione sanitaria.

A questo punto toccherà al comune rilasciare l’autorizzazione sanitaria in virtù del parere del responsabile del Servizio Veterinario di Sanità Animale. Qualora l’esito della richiesta dovesse essere negativo, si può comunque procedere effettuando un ricorso presso il TAR competente territorialmente. Il TAR può essere sollecitato a dare il proprio parere sulla questione entro un tempo massimo di 60 giorni trascorsi i quali non sarà più possibile intervenire.

Naturalmente è anche possibile effettuare delle correzioni, soprattutto se le motivazioni che hanno indotto gli organi competenti a proporre un riscontro negativo riguardano le caratteristiche della struttura. È possibile, ad esempio, effettuare degli interventi di ristrutturazione per rendere la clinica più adeguata allo scopo a cui deve essere adibita.

Per occupare ruoli professionali nell’ambito veterinario, il soggetto interessato può scegliere di approfondire le proprie competenze con corsi di formazione specifici CEF. Il Centro Europeo di Formazione eroga corsi specialistici per tutti coloro che desiderano diventare professionisti nell’ambito dell’Animal Care.

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