Sono pochi i lavoratori italiani che pensano al cambiamento professionale come a un evento positivo. Le statistiche parlano chiaro: circa la metà delle persone che ha cambiato lavoro ha riscontrato un peggioramento in termini di mansioni o di retribuzione mentre solo 4 italiani su 10 hanno aumentato la loro forza contrattuale. Il cambiamento di lavoro viene spesso vissuto con paura dalla maggioranza delle persone che hanno un impiego più o meno stabile. A contribuire a rendere insicuri i lavoratori c’è un mercato asfittico che mette a disposizione pochi posti di lavoro, spesso precari e mal remunerati. Ma come decidere se cambiare lavoro? Ci sono dei segnali inequivocabili che possono aiutare a prendere una decisione che ha un peso importante nella vita di ciascuno. Bisogna però essere bravi a distinguere tra una crisi passeggera e motivi gravi per i quali sarebbe bene cambiare. In questo articolo vengono descritti i 6 segnali da seguire per essere certi che è giunto il momento di ricollocarsi sul mercato del lavoro.

1 Andare al lavoro senza gioia

In alcuni casi non c’è alcuna voglia di svegliarsi la mattina per andare sul posto di lavoro; durante l’orario d’ufficio si controlla spesso l’orologio perché si ha voglia di andar via quanto prima; si tratta di segnali che esprimono un disagio che potrebbe diventare molto profondo. Un senso di disagio costante e continuo, che dura mesi o addirittura anni, è il segno che il lavoro potrebbe portare anche a un esaurimento nervoso, sfociando in disturbi psicosomatici. Il corpo invia dei segnali chiari, le emozioni sono negative, la mente rischia di ammalarsi. È il momento di cambiare.

2 Lavorare al di sotto delle proprie capacità

Uno degli aspetti più appaganti del lavoro è la possibilità di imparare cose nuove, per migliorarsi e coltivare l’ambizione di fare carriera. Se l’azienda non mette le proprie risorse nella condizione di acquisire nuove conoscenze, il risultato è quello di spingerle a cercare un nuovo lavoro. Una risorsa che non cresce, lentamente si spegne e lavora male; significa che l’azienda non sta investendo sui propri lavoratori.

3 Le skill per svolgere il lavoro non corrispondono al proprio talento

Capita di sbagliare il percorso di studi, per cui ci si ritrova a lavorare in un settore che non valorizza il proprio talento. Quello che bisognerebbe fare è acquisire competenze ottimali in un settore che appassiona. Il percorso di formazione dovrebbe essere finalizzato ad affinare le skill necessarie a svolgere al meglio il proprio lavoro; capita invece di dover operare in un ambito in cui si svolgono mansioni che non appassionano. È anche possibile che il lavoro, grazie alle skill acquisite, venga svolto bene ma non dia alcuna gioia, perché si vorrebbe in realtà fare altro. Tale eventualità si ricollega al punto 1: un lavoro simile rende infelici perché si potrebbe provare la spiacevole sensazione di essere fuori posto.

4 Un ambiente poco stimolante

Per lavorare bene servono anche delle gratificazioni da parte dell’azienda e perché no, anche da parte dei colleghi. È importante poter lavorare in un ambiente costruttivo, dove ogni risultato venga accolto con entusiasmo e soddisfazione. Lavorare sodo, senza alcuna gratificazione o reazione positiva da parte del proprio ambiente, rischia di rendere vano ogni sforzo, di uccidere qualunque ambizione. Se la stessa cosa accade ai colleghi, allora è il segno che è meglio andare via: un luogo in cui tutte le risorse sono scontente non può far crescere l’azienda; se l’azienda non cresce non può farlo neanche il team. Il malcontento è un segnale importante, specialmente se si è appena arrivati in un luogo di lavoro; bisogna far caso al continuo ricambio del personale, soprattutto tra le risorse senior, quelle con maggiore esperienza.

5 Ritmi lavorativi insostenibili

Coniugare carriera e vita privata non è sempre facile; ci sono lavori che permettono di trascorrere 8 ore in ufficio, senza necessità di effettuare straordinari; allo stesso modo ci sono professioni che non consentono di staccare completamente la spina, neanche a casa. Portare il lavoro tra le mura domestiche può confliggere con gli impegni della famiglia, con la gestione del tempo da dedicare ai figli o al proprio partner. La conseguenza di una situazione del genere potrebbe essere un malessere in tutta la sfera degli affetti. Se non si ha la fortuna di avere un management in grado di capire il problema oppure se il lavoro che si è scelto non permette alcuna alternativa, allora sarà il caso di cambiare le proprie prospettive.

6 Poca stima nel management

Per lavorare bene è necessario avere un management di valore, che sappia motivare le risorse, che abbia la capacità di creare positività nell’ambiente, che indichi chiaramente gli obiettivi da raggiungere e che metta i lavoratori nelle condizioni di raggiungerli. Se il manager non è in grado di svolgere adeguatamente il proprio lavoro, demotiverà le risorse creando confusione. Se non c’è empatia tra i dirigenti e le risorse, lavorare diventerà difficile; allora sarà meglio incominciare a far girare il proprio curriculum vitae e trovare un nuovo lavoro.

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