L’assistenza alla persona: una professione delicata ed essenziale

Assistere una persona  richiede serietà ed attenzione. Ogni individuo, infatti, può manifestare esigenze ben precise. Non solo. L’assistenza di una persona può prevedere la cura della stessa, l’aiuto nello svolgimento di compiti basilari e, non meno importante, un sostegno in ottica psicologica. Molto spesso – nella stragrande maggioranza dei casi di assistenza – i soggetti per i quali si lavora possono patire solitudine, frustrazione o altri sentimenti legati all’incapacità di “poter badare a sé stessi”.

L’assistenza alla persona, in questo caso, consisterà nel far accettare al soggetto il sostegno ponendo l’accento sulla reale bontà dell’operato del professionista. Un numero incalcolabile di individui, nel mondo, ha bisogno di un sostegno umano che possa aiutare nelle attività più semplici e l’assistente personale, al termine di una formazione adeguata, è libero di esercitare tale sostegno. Ma come raggiungere un simile status professionale? Qual è l’iter da considerare prima di intraprendere il percorso formativo che, al termine degli studi, possa portare il candidato a presentarsi come assistente alla persona?

La valutazione dei rischi e delle esigenze degli assistiti

Prima di addentrarci nel merito delle scelte formative, cerchiamo di analizzare progressivamente i compiti di un assistente alla persona, in modo tale da fare il punto sulle competenze richieste al professionista in questione. In primo luogo, un assistente alla persona dovrà agire effettuando una valutazione generale dei rischi e delle esigenze del suo assistito.

Ogni singolo individuo, come anticipato, potrà avere bisogni legati all’età, alle abitudini e ai comportamenti essenziali e pertanto andrà assistito come si richiede. Ciò significa, di fatto, avere la sensibilità di assistere anche soggetti problematici.

Un soggetto non completamente autosufficiente, ad esempio, potrebbe necessitare di un aiuto costante nell’arco dell’intera giornata, il che comporterà una valutazione dei rischi differente da chi, di contro, potrebbe richiedere un sostegno per lo svolgimento di poche e semplici attività.

La stesura di un piano organizzativo su misura della persona

Dopo una prima valutazione dei rischi, necessaria, come detto, per modulare il proprio operato sul singolo individuo, viene il momento di organizzare le proprie risorse nel pratico.

L’assistenza ad una persona, infatti, è un compito che richiede un’organizzazione puntigliosa della giornata (dell’assistente e dell’assistito), in modo tale da rispettare tempi ed esigenze del soggetto stesso. Un esempio basilare è dato dagli orari relativi alle abitudini della persona assistita.

Un soggetto potrà avere la necessità di andare a fare la spesa in un dato momento della giornata, o potrà avere il bisogno di passeggiare o recarsi lontano da casa in un determinato orario; all’assistente toccherà modellare il suo operato sulla base di simili esigenze, tenendo conto di qualsiasi necessità personale dell’assistito.

Sul piano pratico, tale necessità organizzativa si potrà tradurre in un vero e proprio cronoprogramma con orari e tempistiche da rispettare, con tanto di informazioni relative alle specifiche attività da portare a termine.

Diventare assistente alla persona: un’ipotesi di percorso formativo

Il percorso per diventare assistente alla persona non è particolarmente complesso, ma richiede una certa dedizione nella formazione. Le tappe da percorrere sono differenti, ognuna delle quali, a seconda dell’’iter scelto, porterà più o meno rapidamente al raggiungimento dell’obiettivo.

Un esempio di percorso formativo è dato dai corsi di formazione CEF (Centro Europeo di Formazione), i quali, a seconda delle tipologie di corsi messi a disposizione, permetteranno ai diretti interessati di ottenere la qualifica previa frequentazione online dei corsi stessi.

Nel caso in cui vi sia il desiderio di divenire assistenti alla persona, non si dovrà fare altro che iscriversi al corso di formazione apposito (presente sul sito ufficiale dei corsi CEF) e prender parte alle lezioni organizzate dai tutor.

La scelta di un valido percorso formativo

Un percorso formativo adeguato permette al futuro assistente personale di ottenere le basi per esercitare al meglio la professione. Il percorso formativo partirà solamente al termine del conseguimento della licenza media.

Nel corso del terzo anno delle scuole medie, benché non si abbiano ancora chiare le prospettive della propria educazione scolastica, è possibile scegliere indirizzi di scuole secondarie di secondo grado quali scienze umane o scienze sociali

Il percorso è della durata complessiva di cinque anni, e permette di ottenere basi rilevanti per affrontare un eventuale ingresso in facoltà universitarie quali psicologia, scienze dell’educazione e simili, incentrate sugli aspetti psicologici e comportamentali afferenti alla sfera dell’assistenza alla persona.

È inoltre possibile scegliere anche un corso apposito come uno di quelli proposti tra i corsi CEF di Assistenza alla persona e Assistenza all’infanzia sia a completamento del bagaglio formativo, che come prima opzione subito dopo la scuola dell’obbligo e senza alcun limite di età.

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