Avviare un’attività di catering: dai costi alla burocrazia

Aprire un’attività di catering può rivelarsi un’operazione particolarmente redditizia. Tuttavia, ciò è vero esclusivamente nel caso in cui l’attività venga condotta con attenzione, oculatezza e portata avanti con grande cura del dettaglio. Per dare un’idea dell’importanza dell’attività, è sufficiente evidenziare come il catering possa toccare una vasta gamma di settori: si parla di catering con riferimenti agli alberghi, ai mezzi di trasporto pubblico e privato, alle mense, ai ristoranti e, ovviamente, ai privati.

L’attività di catering consiste nel fornire cibo e bevande in aree e luoghi prestabiliti, garantendo rapidità, efficienza e qualità generale del servizio. Tuttavia, immettersi nel settore potrebbe rivelarsi complicato: al di là delle questioni economiche, tutt’altro che trascurabili, il fattore concorrenziale non può essere sottovalutato. A tal proposito, si consideri l’eventualità di prendere parte a corsi appositi, dedicati, ad esempio, all’ottenimento di conoscenze in ambito food: da questo punto di vista, i corsi CEF rappresentano una scelta ideale per apprendere nozioni da poter sfruttare in materia di preparazione dei cibi. Passiamo ora in rassegna alcuni consigli rilevanti relativi all’apertura di un’attività di catering.

Attività di Catering: i costi generali per l’avvio dell’attività

Prima di entrare nel dettaglio è utile esaminare le prassi burocratiche alla base dell’apertura dell’attività. Un aspetto particolarmente rilevante, da questo punto di vista, è il lato economico della questione. Aprire un’attività di catering comporta una spesa notevole, non inferiore, generalmente, ai 50.000 euro di base. Un costo simile deriva dalla necessità di dotarsi dei macchinari per poter operare in tutta libertà, senza dimenticare i permessi, gli strumenti per la preparazione delle pietanze, l’allestimento di spazi professionali di livello e via dicendo. Tanto più alta sarà la qualità degli ambienti, dei materiali e del servizio, tanto più elevati saranno i costi di partenza. E non stupisce, dunque, che l’impresario possa superare facilmente una quota compresa tra i 40 e i 50.000 euro.

L’assunzione di un commercialista

Dopo una prima parte introduttiva, focalizziamoci sul lato pratico della questione. Si è visto come l’apertura di una simile attività preveda un investimento economico tutt’altro che indifferente; alla luce di tutto ciò, l’impresario, a meno di non possedere spiccate doti di calcolo – oltre che una profonda conoscenza della burocrazia italiana – dovrà affidarsi a un commercialista. Il commercialista potrà occuparsi di tutto ciò che concerne gli aspetti commerciali della questione, andando a ricoprire un ruolo fondamentale per il buon esito delle pratiche burocratiche aziendali.

Si rivelerà, inoltre, essenziale nel guidare l’imprenditore nei cavilli della legislazione italiana. L’ avvio di un’attività di catering, come di una qualsiasi altra attività commerciale, prevede anche l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al registro delle imprese, l’apertura delle posizioni INPS e INAIL e via dicendo, a dimostrazione della complessità del sistema economico vigente in Italia.

Il calcolo delle spese e la determinazione dell’investimento

Il passo successivo, dopo l’assunzione del commercialista, coinciderà con la determinazione delle spese generali dell’impresa, con il calcolo conseguente dell’intero investimento di partenza.

In questa fase, si potrà anche considerare la possibilità di assumere un ragioniere, che sia particolarmente abile con calcoli e ragionamenti di natura matematica. Il ragioniere/contabile, insieme al commercialista, potranno determinare costi e spese d’impresa con buona approssimazione, tenendo conto dei dati forniti dallo stesso imprenditore.

L’obiettivo sarà quello di stilare una sorta di business plan, un piano operativo aziendale relativo a costi e introiti dell’attività, prassi ideale per stabilire con esattezza l’entità dell’investimento da effettuare.

La scelta di fornitori affidabili

Infine, entrando ancor più nel dettaglio, chi apre l’attività di catering dovrà necessariamente affidarsi ai fornitori. L’ideale, in questa fase, sarebbe individuare professionisti in grado di garantire prezzi convenienti e materie prime di prima qualità, in modo tale da ottenere un ricavo in fase di rivendita del servizio.

Una volta ottenuti più contatti con una serie di rifornitori, l’imprenditore non dovrà fare altro che scegliere il professionista ideale per iniziare una collaborazione (la cui durata potrà variare a seconda delle esigenze dell’imprenditore stesso). 

Scelto il fornitore di bevande e alimenti, e verificata tutta la documentazione d’impresa, l’attività di catering potrà essere definitivamente avviata, pronta per fornire i propri servizi al grande pubblico.

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