Intelligenza Artificiale generativa e formazione nel design: perché sbagliare è ancora fondamentale

Intelligenza Artificiale generativa e formazione nel design: perché sbagliare è ancora fondamentale

di Ludovica Meneghella docente Davante | Corsicef

Intelligenza Artificiale generativa e formazione in ambito Design: come sbagliare per bene

Abbiamo paura di sbagliare, ma è sbagliando che si impara davvero. Sì, anche nel design.

Come docente di Design per Davante, ho ricevuto di recente diversi esercizi eseguiti con, o con l'aiuto di, IA generativa. L'utilizzo è stato più o meno dichiarato: c'è chi ha palesato di averla usata per visualizzare le proprie idee, in un momento del percorso in cui non aveva ancora le competenze per produrre qualcosa di "buono" o "finito". C'è chi invece, com'era prevedibile, l'ha usata come scorciatoia.

In un primo momento sono rimasta sconfortata nel vedere che persone all'inizio del proprio percorso formativo e creativo volessero "barare". Poi mi sono resa conto che manca ancora una guida chiara sul ruolo dell'IA nel mondo del design, e in particolare in ambito formativo. Per questo ho deciso di condividere il mio punto di vista: da una parte è un'opinione soggettiva, con cui si può non essere d'accordo; dall'altra è fondata su anni di esperienza nella formazione.

"L'IA ci ruberà il lavoro" è lo spauracchio che sento più spesso nel mio settore, e capisco perché. L'IA generativa è un'occasione ghiotta per i potenziali clienti convinti di poter risparmiare affidando un progetto di design a un tool gratuito (o quasi). È però anche uno strumento interessante per i creativi stessi, soprattutto per i freelance che non dispongono delle risorse economiche e strutturali di uno studio.

Mettendo da parte il mondo del lavoro, concentriamoci sulla formazione. Ho osservato principalmente tre modi di usare l'IA generativa nel contesto didattico.

Il primo: la scorciatoia. Non svolgo l'esercizio, lo delego all'IA. Investo poco tempo, puntando ad un voto più alto. Questo è il caso più dannoso: chi pensa che un elaborato prodotto con l'IA non sia riconoscibile si sbaglia di grosso, e vale anche in ambito professionale. Mi dispiace soprattutto perché si spreca un momento prezioso: quello formativo, in cui sbagliare è non solo permesso, ma necessario.

Il secondo: l'aiuto. Ho un'idea, non padroneggio ancora gli strumenti del settore perché li sto imparando. Chiedo all'IA di darle forma. Questo approccio può generare risultati interessanti ed essere utile per fare pratica. Eppure, anche qui, riconosco lo stesso filo rosso del caso precedente: la paura di sbagliare.

Da docente posso dirlo con certezza: l'errore, soprattutto mentre si studia, è prezioso. Nel lavoro non ci è quasi mai concesso sbagliare. Mentre studiamo, invece, l'errore serve a memorizzare, consolidare e scoprire. Moltissime innovazioni sono nate da un errore; sperimentare con gli strumenti del mestiere permette di trovare linguaggi e cifre stilistiche nuove. Gli studenti e studentesse che mi hanno dato più soddisfazioni sono quelli che hanno sbagliato di più, e che hanno riprovato, mille volte, fino a migliorare. L'apprendimento è uno dei pochi contesti in cui siamo davvero autorizzati a farlo.

Il terzo: colmare una lacuna. Aggiungo un terzo caso, che trovo interessante anche per professionisti e professioniste del settore: ho in mente un progetto, ma ho delle lacune esecutive. Ad esempio, voglio progettare una copertina editoriale che prevede illustrazioni, ma non so disegnare. Affido l'illustrazione all'IA. Questo caso didattico è stato il più interessante da osservare, soprattutto in quanto proposto chi non aveva ancora piena consapevolezza progettuale. È un uso che apre domande interessanti sul confine tra visione e esecuzione, e su dove stia, davvero, il valore del designer. Reputo comunque questa strada utile da esplorare in determinati contesti sia didattici che professionali.

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Design e AI: perché le competenze umane restano fondamentali 

L'Intelligenza Artificiale sta trasformando il mondo della creatività, ma nessun software può sostituire la capacità di progettare, sviluppare idee originali e costruire una solida metodologia di lavoro. Per questo motivo, acquisire competenze tecniche e progettuali resta fondamentale per chi desidera lavorare nel settore della comunicazione visiva.

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