Farsi ascoltare dai bambini non è sempre cosa facile soprattutto quando la frenesia e le tensioni del quotidiano mettono a dura prova i nervi. Perdere la pazienza è umano, ma urlare o sgridare i piccoli non serve a risolvere il problema. Spesso il loro tentativo di ribellione non ha nulla a che vedere con la mancanza di rispetto o la scarsa educazione. A partire dai 18 mesi, infatti, i bimbi provano ad autoaffermarsi e di capire fino a quanto i limiti stabiliti dagli adulti possano essere oltrepassati o, addirittura, eliminati. Scopriamo come farsi ascoltare dai bambini senza essere troppo severi e senza urlare.

Perché urlare ai bambini è controproducente

Può sempre succedere di perdere le staffe, soprattutto quando si è in preda alla disperazione più totale. I bimbi, con la loro vivacità e la voglia di scoprire cose sempre nuove, possono oltrepassare i limiti e mettere a dura prova la pazienza dei genitori.

Sgridare un bambino che tenta di autoaffermarsi, non è educativo e non risolve in alcun modo il problema. Urlare è, purtroppo, sinonimo di incapacità di padroneggiare la situazione. L’adulto che alza la voce dimostra di non avere autocontrollo, motivo per cui non può essere più considerato un punto di riferimento, fermo e deciso, per i bambini.

Per comprendere meglio il concetto, basti pensare che quando una persona viene attaccata da un’altra, tende a difendersi. Il modo migliore per proteggersi dalle urla è l’indifferenza. Di riflesso, i bambini tendono a reagire alla voce alta degli adulti smettendo di ascoltare, interrompendo l’audio.

Urlare non è una prova di forza, non indica superiorità, ma è una manifestazione di aggressività. Ciò causa frustrazione nei bambini, umiliazione e sensi di colpa che, nel tempo, si manifestano in una forma di rabbia nei confronti dei genitori. Da qui, si crea un pericoloso circolo vizioso. Ecco perché alzare la voce non serve assolutamente a nulla.

Come farsi ascoltare dai bambini: alcuni consigli utili

Farsi ascoltare dai bambini senza urlare ed essere troppo severi è possibile. Per facilitare l’ascolto, riportiamo alcuni suggerimenti utili:

• mettersi alla stessa altezza dei bambini e parlare guardandoli dritto negli occhi. I bimbi hanno un modo di ragionare diverso dagli adulti: sono molto più semplici. Ovviamente se sbagliano, vanno richiamati non prima però di aver fatto capire loro l’errore. È importante chiedere al piccolo se abbia compreso cosa sia accaduto e spiegare il motivo per cui è sbagliato. Il tutto va fatto senza creare alcuna distanza visiva e/o fisica, per evitare di aumentare quella emotiva.

• Il tono di voce deve essere deciso, ma calmo al tempo stesso.

• Imparare a utilizzare parole chiare, corte, semplici ed essere diretti. I bambini capiscono tutto, ma bisogna utilizzare un linguaggio per loro comprensibile.

• No ai comandi. Dare dei comandi ai più piccoli significa incitarli all’opposizione, innalzare una barriera che potrebbe anche diventare insormontabile. Al contrario, dare delle regole crea delle abitudini sane perché vanno spiegate. Devono essere decise da entrambi i genitori per non creare confusione (potrebbero pensare che mamma è buona, mentre papà è severo o viceversa), inoltre devono essere adeguate all’età del piccolo. In fondo, i bimbi sanno che le regole sono alla base del quieto vivere e del benessere in casa.

Farsi ascoltare dai bambini non è impossibile. Basta mantenere la calma, parlare con un tono di voce affabile, ma che sia deciso. I bambini commettono errori (ad esempio, colorare il muro con i pastelli) senza malizia o cattiveria. Sono mossi perlopiù dalla curiosità e dalla voglia di imparare cose nuove. È compito degli adulti far capire che un comportamento piuttosto che un altro è errato. Bisogna avere la pazienza e trovare il tempo necessario per dare delle motivazioni valide. Inoltre, è ammessa la “punizione” a patto che non sia troppo eccessiva (saltare la cena, andare a letto senza guardare la TV). Il più delle volte, infatti, vengono dettate dalla rabbia e non sempre vengono seguite.

Quante volte sarà capitato di ripensare alla punizione e non metterla in atto perché considerata esagerata. Il ripensamento è un cambio di rotta e comporta nel bambino una sorta di instabilità. L’adulto perde infatti di autorevolezza e di credibilità agli occhi del piccolo. Quest’ultimo penserà che non deve temere i “castighi” perché tanto i genitori minacciano senza punire realmente.

Alcuni adulti possono avere difficoltà nella gestione dei bambini e perdere le staffe con facilità, un atteggiamento poco corretto e non educativo. In tal senso, per migliorare il rapporto, potrebbe essere utile seguire un corso di assistente all’infanzia. In questo modo si può aiutare l’adulto a sviluppare l’abilità empatica di comunicare e connettersi con i bimbi.

Il corso conferisce una formazione professionale utile per intraprendere un’attività a contatto con i più piccini, anche domiciliare nell’ambito dei servizi di aiuto alla persona. Consente di individuare i bisogni primari degli infanti, di approcciarsi nel miglior modo possibile, prevenire delle situazioni di rischio, organizzare attività e strutture a misura di bambino.

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