Quante persone hanno la passione per la cucina e riescono ad affrontare con disinvoltura anche le preparazioni più difficili? Dopo anni passati dietro i fornelli, infatti, è facile aver acquisito l’esperienza tale da poter fronteggiare ricette complesse, ma anche quel piccolo tocco di fantasia che permette di cucinare anche i piatti più innovativi e ricercati. Tuttavia, quanti sono quelli che hanno effettivamente pensato almeno una volta di rendere questa passione una vera e propria professione? Ecco qualche suggerimento per chi questa domanda se l’è posta e ha maturato l’intenzione di trasformare in lavoro il proprio amore per la cucina.

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Cibo: da passione a professione

Trasformare un hobby, o una semplice passione in un lavoro non è qualcosa di così semplice: un conto, infatti, è mettersi ai fornelli per pochi familiari o amici, un altro è dover fronteggiare un numero variegato di ricette per un pubblico molto più ampio, rispettando oltretutto tempistiche definite. Senza contare che un bravo chef si fa riconoscere anche per il gusto nella scelta degli ingredienti migliori e nella capacità di rielaborare i classici della tradizione in modo sempre nuovo e invitante: insomma, quanti hanno sempre pensato che per lavorare in cucina bastasse tanto entusiasmo e un po’ di esperienza si sbagliano di grosso.

Si tratta di un lavoro duro, fatto di regole ben precise e di una ferrea disciplina, ma che è in grado di regalare molte soddisfazioni, non soltanto economiche: infatti, la professione del cuoco non prevede quella ripetitività di mansioni tipica di altri lavori e, anche se può richiedere prestazioni fisiche di una certa intensità, raramente è fonte di stress. A maggior ragione, se si possiede passione verso l’attività del cucinare, la creatività e la possibilità di fare ciò che piace diventano un vero e proprio toccasana.

Senza contare che, per quanto all’atto pratico il cuoco si ritrovi con se stesso dinanzi agli ingredienti, questo lavoro implica sempre una buona parte di interrelazione con gli altri: che si tratti del ristoratore, dei colleghi o della propria brigata in cucina e, soprattutto, dei clienti, occorre saper gestire il rapporto con le persone, mettendosi in discussione costantemente per non adagiarsi sugli allori.

Perché diventare cuoco o ristoratore?

Chi svolge un determinato lavoro non sempre si ritiene soddisfatto: ad esempio i professionisti, stanchi delle lungaggini burocratiche del sistema e della rincorsa continua nei confronti dei clienti, potrebbero decidere di mollare tutto e passare ad altro; ma lo stesso vale per qualunque altro mestiere, (togliere la virgola) che, se fatto senza passione, alla lunga può stancare.

Un’alternativa, se si possiedono le doti giuste, può essere quella della cucina come professione: non soltanto si può ambire a svolgere un’attività per cui si prova forte interesse, ma c’è anche da considerare – guardando le possibilità di soddisfazione personale ed economica – che il lavoro del cuoco (o del ristoratore) possono essere tra i mestieri più appaganti in assoluto. Infatti, oltre al fatto di poter alimentare la propria passione, qui come in pochi altri campi, il successo si riscontra in modo diretto, attraverso il favore dei clienti soddisfatti per la bontà dei piatti serviti.

Tutto ciò si riverbera anche sul lato umano e personale: niente più preoccupazioni legate alla difficoltà del lavoro precedente, sostituite da quella sana stanchezza che si prova ad aver realizzato qualcosa a cui si ambiva con impegno. Perché, se da un lato il quadro che si dipinge può essere rassicurante, è altrettanto vero che per arrivare a certi risultati occorrere investire molto tempo, avere una buona preparazione e saper pianificare molteplici aspetti.

Le tre P di uno chef: Passione, Professionalità, Preparazione

Se si parte da una buona dose di passione, si può dire che una piccola parte dell’opera sia già a buon punto. Al contempo, però, per diventare un cuoco professionista è necessario possedere anche le altre doti che dovrebbero caratterizzare uno chef di qualità: la professionalità e le competenze.

Quanto alla prima si può dire che, se alla base c’è una forte motivazione (spinta, a sua volta, dall’amore per la cucina), può diventare più semplice acquisire la giusta professionalità: tuttavia, a questo fine, occorre conoscere e applicare doti di organizzazione e di calcolo (soprattutto per quanto concerne i costi e le spese da fronteggiare), ma anche saper far fronte al timing e alla miglior gestione delle risorse a disposizione, tutti elementi che caratterizzano costantemente l’attività di uno chef o di un ristoratore.

Occorre poi la preparazione: la conoscenza delle arti, delle tecniche e degli ingredienti da impiegare unitamente alla propria innata fantasia o per incrementare la creatività, così da poter lavorare con risultati sempre migliori. Da questo punto di vista i corsi di cucina per appassionati, come quelli organizzati da CEF, permettono di affinare le competenze tecniche e di abbinare queste ultime a tutto quanto occorre conoscere e mettere in pratica per diventare cuochi professionisti.

Tramite una preparazione specifica, infatti, sarà possibile allenare le abilità, le conoscenze e le capacità di attenzione e responsabilità, in linea con quanto occorre di volta in volta applicare per avere successo in questa professione. Peraltro, approcciarsi a tutto ciò con una grande passione per la cucina renderà ancora più semplice il percorso di maturazione ed evoluzione, permettendo di trasformare quello che poteva restare un piacevole hobby in un’occasione di carriera imperdibile.

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