L’estate è ormai alle porte e la fila fuori per le gelaterie comincia ad intensificarsi sempre di più. Tantissime varietà di gusti e la freschezza che solo un gelato artigianale può garantire. Infatti, negli ultimi anni il trend per questi ultimi si è moltiplicato tantissimo a discapito del gelato confezionato acquistabile nei bar. E proprio perché c’è stata questa netta crescita nella preferenza del gelato artigianale, la competizione sul mercato è diventata sempre più importante.

In questo articolo, infatti, si scoprirà quali sono i processi che portano alla creazione di un fantastico gelato artigianale, i passi da seguire e tutto quello che non dovrebbe mai mancare.

Come fare un buon gelato artigianale: i passaggi fondamentali

Tanto tempo fa non esistevano macchinari che potessero coadiuvare il lavoro manuale. Quindi, il processo era molto più lento e con un dispendio di energie maggiore. L’unica macchina che veniva adoperata era la sorbettiera, raffreddata con ghiaccio e sale. Al resto, ci pensavano le braccia umane, grazie ad un bastone a spatola. Successivamente sono subentrate le gelatiere professionali.

Per arrivare a fare un buon gelato artigianale ci sono quei passaggi che non possono essere assolutamente saltati. Richiedono attenzione e vanno seguiti meticolosamente. È molto importante scegliere con cura ogni materia prima e suddividere con una preparazione a caldo o a freddo. La prima, solitamente, viene utilizzata per tutte quelle materie a base di latte, mentre la seconda per quelle a base di acqua, zucchero e frutta.

Ma quali sono i passaggi fondamentali che portano alla creazione di un buon gelato artigianale? Elenchiamo, di seguito, gli otto passaggi:

  • formula e dosaggio
  • miscelazione
  • pastorizzazione
  • emulsione
  • maturazione
  • mantecazione
  • solidificazione
  • conservazione ed esposizione


Vediamone uno ad uno.

Come fare un buon gelato artigianale

Fase di miscelazione

È giusto affermare che miscelazione e pastorizzazione vanno di pari passo e vengono svolti contemporaneamente. Infatti, quando il latte viene inserito nel pastorizzatore, all’interno vengono aggiunti zuccheri accompagnati da additivi. Questa fase prende il nome di miscelazione, proprio perché il latte viene mischiato con altri ingredienti.

Fase di pastorizzazione

Come anticipato poco fa, il processo di miscelazione e quello di pastorizzazione vanno a braccetto, dato che vengono eseguiti contemporaneamente. Quest’ultima, altro non è che un procedimento termico che mira ad eliminare la flora batterica dell’alimento, facendo rimanere intatte le sue caratteristiche chimico-fisiche.

La pastorizzazione si compone di due fasi: la prima è volta a riscaldare il prodotto per tre minuti, sotto temperature estremamente elevate, di circa 85°; la seconda, invece, consiste nel processo di raffreddamento, facendo scendere la temperatura intorno ai 4-5°.

Fase di emulsione

Il terzo passaggio del processo di produzione di un buon gelato artigianale riguarda l’emulsione. Essa non è altro che un tratto conseguenziale per arrivare alla sua realizzazione.

L’emulsione non è altro che una soluzione a base di acqua che contiene minuscole particelle di grasso in sospensione.

Fase di maturazione

Conclusa la fase di pastorizzazione, il prodotto dovrà rimanere intorno ai 4-5° in un arco temporale che va dalle sei alle dodici ore. In questo modo, il gelato avrà un’idratazione sufficiente per essere quanto più cremoso possibile e gli elementi al suo interno saranno molto più amalgamati.

Fase di mantecazione

La mantecazione è una delle fasi cruciali nel processo qualitativo del gelato. Questo perché, se fino alla fase di maturazione avevamo perlopiù una composizione liquida, adesso che l’acqua entra nel processo di congelamento, la miscela diventa solida. Quindi vediamo più da vicino la formazione del gelato.

Inoltre, la temperatura, se prima si assestava intorno ai 4-5°, ora scende a picco sotto lo zero, in modo tale che il prodotto diventi molto meno acquoso, assumendo una propria stabilità.

Fase di solidificazione

Solitamente, il macchinario che esegue la fase di mantecazione, si aggira intorno ai dieci gradi sotto lo zero, proprio per cercare di solidificare il più possibile il gelato. La composizione può riposare tranquillamente in una cella frigo, purché si rispettino le gradazioni.

Può capitare che, prima della conservazione, il gelato venga conservato a temperature ancora più basse, come meno venti gradi sotto lo zero. Questo avviene perché l’acqua potrebbe non essersi solidificata correttamente, facendo perdere di conseguenza la mantecazione del gelato stesso.

Fase di conservazione ed esposizione

Ci sono due ultime fasi per mantenere il gelato: quella della conservazione e quella di esposizione. Nel primo caso, il gelato viene depositato intorno a temperature che si attestano sui meno venti gradi.

Nel secondo caso, invece, quando il gelato deve essere esposto alla clientela, la temperatura deve rimanere intorno ai quattordici o quindici gradi sotto lo zero.

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